Per prenderla alla lontana mi sono detto che il motivo è che un uomo cambia ogni sette anni, lo dicevano gli antichi e lo conferma la scienza, le nostre cellule si ricambiano completamente tutte nel giro di sette anni e di conseguenza noi non siamo più gli individui di un tempo, almeno fisicamente.
Poi, prendendola un po’ più da vicino ho fatto un parallelismo con la mia attività di fotografo amatoriale, che una volta voleva fare il professionista ma poi le cose vanno in vacca e quindi, dove quel quindi è che faccio moltissime meno foto di un tempo e non pubblico più niente.
Avvicinandomi ancora un poco alle motivazioni sono giunto al fatto che il punto è la saturazione: non faccio foto perché tutto l’universo contemplato fa foto, anzi immagini, le decuplica esponenzialmente sul web in pubblicazioni dalle più scialbe a quelle più accattivanti, dove tra il pattume taken with instagram, le photoshoppate più sfrontate e le presentazioni più glamour si trovano anche toccanti immagini di gente che ha capacità, occhio, tecnica, testa e sensibilità verso questo mondo e i suoi abitanti, al cui confronto io rientro nelle precedenti e vituperate categorie.
Analogamente nello scrivere, passata l’ubriacatura dei blog ad uso social e la conseguente traslazione su fb, il fiume di parole si è ridotto nel corso degli anni ad una cacofonia di monologhi sparati a raffica ad altezza uomo, proclami unidirezionali, onanismo da tastiera; fatta eccezione per coloro che avevano argomenti, stile, empatia, capacità e perseveranza, che vivono ad oggi ricambiati della stima dalla lettura dei loro scritti.
Per quanto riguarda i miei argomenti ho la sensazione da un po’ di tempo che non siano poi così rilevanti da doverli scrivere, e quando ne trovo qualcuno vedo che altri li trattano molto meglio di come lo farei io, lo stile è una cosa che varia dalle letture che faccio e l’empatia la devo talvolta tenere a freno per non farmi travolgere dal mondo che c’è lì fuori, la capacità insieme alla perseveranza ultimamente cerco di dosarle in un diario a cadenza mensile dove lascio correre i pensieri a briglia sciolta, per fermarli sul foglio e fotografarli meglio.
La cosa potrebbe apparire come inadeguatezza, ma di fatto è solamente un alzarmi dalla scrivania e affacciarmi alla finestra a vedere chi passa e cosa dice, con la vecchia reflex in un cassetto e un block-note con una matita appoggiati sul davanzale.
Forse dopo sette anni di blog posso permettermi di fare l’umarell che osserva gli altri lavorare e commentarli senza dover per forza scrivere nella finestra dei commenti, e fare il baby-pensionato della rete.
O forse è come dice uno di cui sopra come Rafaeli: Uno di quei periodi che pensi di questo non scrivo, e neanche di questo, e neanche di questo, finché ti ritrovi a tagliare via tutto ciò che è importante e quindi non ti rimane niente, ed hai bisogno di far decantare questo niente per qualche tempo, prima di ricominciare.
Comunque sia questo blog si ferma qui, resto alla finestra del mio tumblr e se volete trovarmi basta che mi fischiate da sotto che vi rispondo.
State bene e grazie della compagnia!
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